Just 15 and sucker’s dream

7 Agosto 08 at 12:12 pm (Storie) (, , , , , , )

Quella sera anche io mi lasciai trasportare dall’emozione di un sogno.

Volevo innamorarmi, volevo essere felice con qualcuno mettendo da parte le avventure.

Volevo aggiungere all’enorme puzzle della mia vita il tassello mancante, quello centrale, quello che aiuta a capire l’intero soggetto dell’immagine.

Mi rendevo conto che era impossibile trovare la felicità ispirandosi ai sogni e quindi illudendosi ma in fondo, anche se lo nascondevo perfino a me stessa, ci speravo.

Speravo in quell’amore tanto atteso e sognato, come quello dei film. Ma i film sono film, la realtà è una cosa diversa. E io dicevo sempre così, facevo sempre gli stessi discorsi per auto-convincermi di dover star attenta a non confondere i sogni con la realtà. Ma nell’effettività sognavo la mia vita come in un film e speravo nella realizzazione di uno di quei sogni.

 

Quella sera sembrava perfetta per sognare: compagnia tranquilla, scenario romantico e aria pura.

Mi distesi sulla sabbia e fissai le stelle.

Erano tutte lì, immobili.

Come se fossero state create solo per essere ammirate.

Così lucenti, così distanti.

Come i sogni: irraggiungibili e meravigliosi.

 

Lasciai che la paura di inseguire qualcosa di inafferrabile si dissolse e presi ad immaginare la mia vita con qualcuno al mio fianco. Non riuscivo ad idealizzare un soggetto accanto a me. Non riuscivo ad attribuirlo ad una situazione estremamente favorevole.

La verità è che non ero mai stata innamorata. Parlavo e fantasticavo così tanto sull’amore senza mai averlo avuto sulla mia pelle.

Quindi non sapevo di chi mi sarei potuta innamorare e nemmeno il tipo di persona ideale.

In un attimo mi sentii smarrita in quella dimensione in cui mi ero immersa.

Navigavo in un mare che non mi apparteneva e cominciavo a sentire i primi disagi ed una sensazione di sgomento.

Ma continuavo a nuotare tra le sue onde, cercando di capirne il senso, il meccanismo.

Volevo conoscere l’amore.

Volevo sentire il mio cuore battere forte per qualcuno.

 

Il ritorno alla realtà fu troppo veloce, ma non lo dimenticherò mai.

Mentre ero assorta nei sogni una voce dall’esterno pronunciava il mio nome in maniera dolce e non invadente.

Lasciai subito quella dimensione per dedicarmi a quella voce e mi sollevai da terra sedendomi.

Era Joe.

Joe stava dicendo il mio nome.

Pensai che qualcosa non andasse, forse aveva bevuto per avvicinarsi a me. E invece era lì, sobrio e cosciente della sua posizione.

 

Si sedette accanto a me e cominciò a guardarmi timidamente giocando con un dito con la sabbia.

 

“Ti ho vista prima tutta presa a pensare… Dalla tua espressione pensavi a qualcosa di davvero bello, vero?” disse.

Io ero lì, con una domanda fatta dal ragazzo per cui avevo preso una cotta e senza una risposta.

Partì di istinto.

“Nulla ero lì che fantasticavo un po’ sulla mia vita. Pensavo a me felice in tutti i campi”

Non potevo crederci. Mi ero aperta così tanto a lui, gli avevo detto quello che stavo pensando davvero senza sentirmi imbarazzata.

Lui sorrise e prese a guardare la sabbia pallida e fresca.

“Non credo che tu non sia una persona felice, poi a tutti può mancare qualcosa. Hai tutti i requisiti per essere serena ogni giorno” mi sorrise ancora.

“Beh non volevo intendere di non essere felice, scusa. E’ che come dicevi tu, mi manca qualcosa di piuttosto importante di cui non ho mai sentito la mancanza come ora. E poi quali sarebbero questi miei requisiti??” sorrisi anche io con un po’ di malizia.

Volevo sentirmi dire qualcosa di carino da lui e pensai che se avesse accennato a questi “requisiti” evidentemente qualcosa di interessante su di me lo aveva da dire.

“Vuoi saperlo? La tua semplicità rimpiazza tutte le disperate ricerche di felicità fatte un po’ da tutti. Tu hai qualcosa in più, sei diversa e questa è una cosa davvero bella”.

Arrossii. Non sapevo cosa rispondere, considerai l’ipotesi che mi stesse prendendo in giro ma l’istinto mi portò a scartarla. Fissai anche io la sabbia con un sorrisino stampato sulle labbra in modo da nascondere il colore del mio viso.

Joe se ne accorse. Non gli sfuggiva nulla.

Con un dito mi alzò il viso e mi disse:

“Non nasconderti. Hai mille qualità da mostrare, non stare sempre nel backstage. Prova ad essere protagonista”

“Non sono il tipo di persona a cui piace stare al centro dell’attenzione, non amo essere notata”.

“Quindi ti ha dato fastidio il fatto che io ti abbia notata?”

Con quella domanda capii che stavo sbagliando strada. Cercai di rimediare.

“No, assolutamente no. Mi ha fatto davvero piacere anche perchè sei un ragazzo con un carattere per nulla invadente e questo mi aiuta molto nel parlarti”

Sorrise. Mi guardo per qualche secondo e disse:

“Ti chiederei di uscire domani sera insieme se non fosse troppo invadente come proposta”.

Anche lui voleva sentirsi cercato, voleva sentirsi dire di sì.

L’unica risposta che dovevo dare era “si”, ma mi risultò difficile.

“Saresti stato invadente se mi avessi chiesto di uscire all’inizio della nostra conversazione” dissi ridendo.

“Non sarei capace di farlo. Ma allora è un si, un no o un forse?”

“Beh non saprei…” dissi ridendo cercando di instaurare un rapporto molto elastico.

“E ora mi offendi…” disse stando al gioco, Joe.

Mi lasciai andare e mi scappò:

“E’ ovvio che sia un si”.

Mi resi conto dopo di quanto avessi lasciato il campo libero a lui con questa frase. Non volevo abbassare le difese per la paura di essere attaccata di sorpresa. Eppure mi lasciai disarmare.

“Ovvio? Wow… Allora per te è importante la serata di domani quanto per me”. Mentre Joe diceva queste parole io lo guardavo incredula cercando di mantenere sul viso un sorriso tutt’altro che ebete. Ma con scarsi risultati.

Il sangue mi bolliva nelle vene.

“Beh… Non so quanto sia importante per te, quindi non posso dirti se è lo stesso per me” dissi.

“Indicativamente per me è importante tantissimo-supertanto”.

Ridemmo entrambi.

“Non so quali sono i valori di questa scala, ma se tantissimo e supertanto sono i più alti, allora la pensiamo alla stessa maniera”.

Gli sorrisi. Restai immobile.

Sarei rimasta lì con lui per tutta la sera anche solo per guardarlo giocare con la sabbia, ma in quel momento Vicky mi chiese di accompagnarla in stanza perchè era stanca.

Joe mi salutò rimandando al giorno dopo e poi infilandosi le mani in tasca. Quella posizione lo rendeva davvero amabile. Le spalle andavano a stringersi e il suo viso si illuminava in un sorrisetto pieno di significati che lasciava spazio alla fantasia. Ma sapevo che dopo quell’incontro non avrei avuto bisogno della fantasia per conoscere Joe.

Era davvero un ragazzo fantastico. Era speciale.

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Sogno o realtà?

8 Luglio 08 at 6:56 am (Pensieri) (, , , , )

Spesso mi piacerebbe parlare della mia vita cominciando con un “c’era una volta…” e terminando con “…e visse felice e contenta per il resto della sua vita”, ma purtroppo mi rendo conto che tra le favole e la realtà c’è una netta separazione.
C’è un abisso tra queste due visioni della vita, una concreta e l’altra puramente frutto della fantasia. Un abisso che all’apparenza può sembrare un grande vuoto, ma in realtà è pieno di emozioni. Si, perché se fosse un vuoto non ci sarebbe la distanza, e quindi la distinzione, tra le due cose.
E’ uno spazio interminabile che delinea il confine tra i sogni e la realtà, una specie di stanza intermedia dove si vede sfumare l’immaginazione e crescere l’illusione.
A mio parere questo spazio è quello che noi frequentiamo quando ci “svegliamo” da un meraviglioso sogno irrealizzabile. Rappresenta la transizione tra immaginario e reale, la sfumatura che seguiamo allontanandoci dalla fantasia ed avvicinandoci alla realtà. Ed ecco che in questo grande spazio vediamo i frutti della nostra fantasia, che ci hanno fatto stare bene per qualche momento mentre sognavamo qualcosa di magnifico, distruggersi e far nascere le più profonde illusioni, seguite da delusioni, che inevitabilmente portiamo nella realtà.
La cosa più terribile è che nei sogni portiamo il meglio della realtà, modificandolo a secondo dell’umore, mentre dal sogno alla realtà portiamo solo le emozioni che in qualche modo ci buttano giù, deludendoci appunto e facendo nascere in noi solo la voglia di smettere di sognare per smettere di illuderci, vedendo nei sogni la fonte delle sofferenze.
Per quanto possa essere traumatico il percorso in questa “Zona” intermedia, ci serve. Serve ad imparare a distinguere il reale da tutto ciò che non lo è, definendo in modo profondo e marchiato questa linea di separazione. Ci aiuta a crescere, ci aiuta a non commettere l’errore di mischiare sogno e realtà, errore molto frequente per noi adolescenti. Si, ci ritroviamo sempre più spesso ad idealizzare soggetti e credere che nella realtà siano uguali a come li abbiamo immaginati in sogno.
Forse è per immaturità o ingenuità che cerchiamo di vedere nella realtà un po’ di sogni, forse perché ingenuamente crediamo che i sogni possano diventare realtà o semplicemente desideriamo così tanto che si realizzi qualcosa da impostare la nostra mente e il nostro cuore per creare le circostanze adatte a materializzare un sogno. Finché si ha un debole approccio con la realtà si vive nei sogni costantemente, ignorando che questo ci porta a creare una base troppo fragile per la realtà a cui è rapportata.
Questo capita quando si è ancora più piccoli, quando si crede che il mondo sia una favola dove tutto è rosa e prima o poi si aprirà la porta ed entrerà il principe azzurro che ti chiederà di andare al ballo con lui e ti ci porterà con un lucente cavallo bianco. E dopo questo si passa alla sfera di transizione.
Ma quello che mi chiedo è: se da bambini si crede nelle favole, da adolescenti si distruggono le favole e ci si avvicina alla realtà, allora da adulti si vive la realtà in tutti i suoi aspetti ignorando i sogni? E se si ignorano i sogni è perché si sa che non servono più a nulla o è perché non c’è tempo da perdere con la fantasia?
In effetti credo che a questa domanda posso rispondere solo io quando sarò immersa in quella realtà dato che credo che ognuno di noi viva diversamente la sua età e per quanto alcun domande possano accomunare gruppi di bambini, ragazzi o adulti siamo tutti diversi. Credo che ognuno risponderà diversamente ad ogni domanda.
Se devo essere sincera ho un po’ paura della realtà vissuta in tutte le sue sfumature. Da adolescenti conosciamo solo una porzione della realtà e la integriamo con i sogni, porzione maggiore di quella che si conosceva da bambini e minore di quella che si conoscerà da adulti. Magari sostituiamo tutto quello che ci fa paura con i sogni, tutto quello che sembra non essere alla nostra portata lo sogniamo come qualcosa di fantastico e stupendo che poi si rivela un totale schifo.
Ma la domanda è sempre la stessa posta in un altro modo. Da grandi conosciamo la realtà in tutte le sue mille forme? Da adulti la integriamo con i sogni oppure non c’è spazio per quelli? Oppure non sogniamo perché stiamo vivendo la realtà che abbiamo sempre sognato?
La verità è che da adolescente sognatrice non riesco a pensare ad un futuro dove i sogni non valgono più nulla. Io credo che avrò sempre bisogno di spazio per la mia fantasia, sempre. È una mia caratteristica alla quale non riesco a rinunciare. E forse chi rinuncia ai sogni da adulto, non ha mai creduto in essi da adolescente o da bambino.

No, non credo di riuscire a disilludermi.

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